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Solo andata per Londra…

Associazione Culturale e Sportiva "QuestaèRoma" contro le discriminazioni

Solo andata per Londra…

Per raccontarvi questa storia devo tornare alla Susanna di 8 anni fa. 

2012, dopo 18 anni di residenza continuata, arriva finalmente la cittadinanza, colei che potrebbe cambiare così tanto nella mia vita. 

Resto o vado via? La maturità è vicina e la tentazione di andare a fare un’avventura all’estero è sempre presente. 

Dopo la cerimonia corro a cambiare tutti i miei documenti: nuova carta d’identità e nuovo passaporto, ormai nella casella “cittadinanza” c’è scritto “italiana” e non più “ghanese”. 

Siamo tutti felici in famiglia, d’altronde il processo è andata liscio, ho dimostrato di essere stata in Italia per 18 lunghissimi anni, non possiamo che essere felici. 

Mio padre conosce il mio spirito festaiolo e da subito mi chiede se voglio fare una festa per celebrare questo momento e io gli chiedo perché? 

“Papà sono 18 anni che mi sento italiana, non ho niente da celebrare, questa è solo l’ennesima conferma di ciò che sono sempre stata, forse questi nuovi documenti faranno si che siano gli altri ad accettare che io sia italiana”.

E invece dopo 8 anni mi rendo conto che aveva ragione, c’è sempre qualcosa che può andare storto, e ogni “gioia” ogni traguardo va apprezzato e celebrato. 

La Susanna 18enne aveva gli stessi dilemmi dei suoi coetanei vado o resto? Mollo o continuo? Ma mollare cosa e continuare cosa? 

Ecco nella mia testa ero una piccola rivoluzionaria che insieme ad altre “seconde generazioni” avrebbe cambiato il mondo, colei che forse sarebbe stata capace di cambiare il linguaggio e la percezione di queste seconde generazioni, ma poi ti accorgi che non basterebbe una vita per ottenere dei risultati tangibili. 

E lo sai giusto perché una volta passati anni sui libri di storia ti rendi conto che non è servita solo una vita per costruire un mondo cieco, diviso fra il nero ed il bianco, diviso fra il Nord ed il Sud. Non è servita solo una vita per creare quella percezione dei popoli non civilizzati e sopratutto non è bastata una vita per razializzare il tuo corpo e di quelli simili a te. 

Ho visto tantissime nuove generazioni lasciare l’Italia e pensavo sempre “Beh hanno scelto la strada facile” non volevano come noi altri rimanere e tentare di cambiare qualcosa qui “hanno decisamente scelto di avere l’opportunità di trovare un buon lavoro, senza soffrire, senza essere schifati”. 

Non solo avevo quindi un pregiudizio per chi decideva di lasciare, ma trovavo un certo fastidio quando chi aveva fatto l’esperienza all’estero tornava in Italia per le vacanze “Sai Susanna in Italia dovreste fare così! In Francia funziona tutto ci sono autisti, medici e professori neri”

Ecco, l’arroganza di pensare che altri modelli possano funzionare per il Bel paese è qualcosa che è decisamente da non prendere in considerazione, se andasse tutto bene il grido #BlackLivesMatter non avrebbe ragione di esistere in altri paesi e invece….. 

Arriviamo adesso al 2020, 26 anni, festeggiati in quarantena a cercare di capire dove veramente fosse il mio futuro! Ok basta voglio di più a livello accademico volo via! Giugno 2020 eccomi a Londra Heathrow, per diverse ragioni ho visto tantissime volte quell’aeroporto, ma questa volta non è come nel passato, lo vedo a giugno con la prospettiva di rimanere. 

Come mi sento ora? Che donna nera sono in questo nuovo mondo? 

Mi sento libera, sì libera di poter girare senza troppi occhi adesso, libera di poter parlare con qualunque accento e non avere commenti. 

Non sono nella condizione di ricevere delle continue micro aggressioni razziali e per questo mi sento di aver trovato un po’ di pace mentale… 

Non so in che parte del mondo sarò nei prossimi anni, ma sono sicura che vorrò essere dove la mia mente sarà libera di respirare… 

Susanna Owusu Twumwah